Berlucchi, l’intuizione che ha fatto la storia della Franciacorta

La storia delle bollicine Franciacorta

Pochi lo sanno ma la storia della Franciacorta e del Franciacorta DOCG nasce da una domanda: «E se facessimo uno spumante alla maniera dei francesi?». Nel 1955 il giovane e vulcanico enotecnico Franco Ziliani rivolse questo quesito a Guido Berlucchi, gentiluomo di campagna. Berlucchi cercava un consulente capace di migliorare il suo Pinot del Castello e trovò invece il partner per un’avventura che avrebbe plasmato e trasformato il destino di un territorio. Ziliani fu affascinato dalla figura di Berlucchi, dalla sua elegante dimora – Palazzo Lana Berlucchi – e dall’antica cantina sotterranea. Il suo sogno giovanile era produrre un Metodo Classico nel suo territorio natale, la Franciacorta. Osò dunque proporre a Berlucchi l’idea di un vino “spumeggiante” in un territorio abituato a vini fermi quotidiani. Berlucchi accettò e ai due pionieri si unì l’amico Giorgio Lanciani. La sfida ebbe inizio e, dopo alcune annate meno fortunate, nel 1961 furono sigillate tremila bottiglie di Pinot di Franciacorta. Stappate l’anno dopo, si rivelarono ottime. Il Franciacorta nacque così.

E poi nacque Max Rosé

Nel 1962 Ziliani creò il primo rosé Metodo Classico italiano, Max Rosé, fatto su misura per Massimiliano Imbert, antiquario milanese amico di Guido Berlucchi. Imbert, cultore delle effervescenze rosate d’Oltralpe, desiderava un rosato creato a misura del suo gusto raffinato: Max Rosé lo conquistò per nome, colore e sapore. Negli anni a seguire il fiorente interesse verso il marchio convinse il trio a cimentarsi in nuove produzioni. Pinot di Franciacorta divenne Cuvée Imperiale, nacquero poi i Cellarius Millesimati. Portata in alto l’azienda nel 2000, purtroppo, Guido Berlucchi fece il suo ultimo brindisi. Il nobiluomo lasciò una nobile eredità: la Fondazione che porta il suo nome, dedicata alla ricerca medica.

La famiglia Ziliani

E’ stato Franco Ziliani, eletto a padre del Franciacorta dai vignaioli locali, a condurre l’azienda nel nuovo Millennio, uno scenario costellato di nuove e coinvolgenti sfide. Al suo fianco c’è la seconda generazione rappresentata dai figli Cristina, Arturo e Paolo, rispettivamente a capo della comunicazione, della produzione e dell’area commerciale di casa Berlucchi. In un contesto ancor più dinamico e competitivo rispetto agli Anni Sessanta del Novecento, i suoi discendenti dimostrano di aver ereditato la vocazione pionieristica dell’inventore del Franciacorta. A loro si deve infatti il lancio delle linee Berlucchi ’61 e di Palazzo Lana Riserva, ma soprattutto il rinnovamento totale del vigneto e della cantina con l’obiettivo della qualità totale e della sostenibilità, ovvero del produrre con grande riguardo dell’ecosistema. Oggi la Guido Berlucchi è un’azienda familiare fortemente radicata nel suo territorio e insieme alfiere del vessillo del Franciacorta e del made in Italy fuori dai confini nazionali, come testimonia la sua presenza a importanti momenti di celebrazione, uno su tutti in epoca recente il brindisi per l’Oscar come miglior film straniero a La Grande Bellezza.

Palazzo Lana Berlucchi

Nell’agire della nuova generazione e in tutti i collaboratori è viva la lezione di Ziliani: per raggiungere nuovi traguardi occorre credere nei propri sogni e lavorare sodo perché si avverino, facendo tesoro del passato ma guardando senza timori al futuro. Si tratta dell’azienda più grande del territorio con 550 ettari di vigneti e circa 5 milioni di bottiglie prodotte ogni anno. Alla Berlucchi si guarda al futuro forti di una storia antica. A testimoniarla è anche Palazzo Lana Berlucchi, adiacente alle cantine storiche, un luogo dal potente fascino ispiratore: fu l’eleganza delle sue sale, in particolare la sfavillante sala del caminadù, il grande camino in marmo di Botticino, il primo elemento che spronò Ziliani a porre a Berlucchi l’inattesa domanda sul produrre in Franciacorta uno spumante “alla maniera dei francesi”.

La dimora medievale del cinquecento

La dimora fu edificata nel Cinquecento sulle preesistenti strutture medievali dalla famiglia Lana de’ Terzi, nobile casata di origini bergamasche da cui discendeva Guido Berlucchi. Il palazzo raggiunse la fisionomia attuale nel Seicento e mostra una sovrapposizione di stili architettonici tanto distanti quanto perfettamente amalgamati. Il palazzo fu luogo simbolo dell’imprenditoria franciacortina, di cui la famiglia Lana de’ Terzi era esponente di spicco. È però ricordata anche come meta di illustri ospiti come Caterina Cornaro, regina di Cipro e mecenate delle arti, il cui ritratto datato 1495 campeggia nel salone del camino. Salendo al primo piano del corpo principale, si raggiunge il “salone dei cavalli”, così chiamato perché le pareti accolgono dipinti a tema equestre. Accanto ai fieri equini, strane figure in abiti orientali decorano le pareti; di pregevole fattura il dettagliato dipinto del castello di Brescia visto da contrada San Giovanni, dove i Lana de’ Terzi risiedevano quando preferivano alla quiete bucolica la vivacità cittadina. Palazzo Lana Berlucchi fu residenza di Guido Berlucchi sino alla sua scomparsa. La delicata struttura e i preziosi arredi sono oggi gelosamente custoditi dalla famiglia Ziliani. La dimora accoglie la sede della fondazione voluta da Berlucchi e la sua visita è possibile su prenotazione. Quella di Berlucchi è una grande storia italiana, tra ingegno e operosità al servizio di un patrimonio collettivo.

Arturo Ziliani




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