Gong, l'incontro tra l'Asia e il mondo

La passione per la cucina, che non è solo cibo ma è anche incontro di culture e di opportunità, di storie e di persone. Sembra questo l’ingrediente segreto di Gong, ristorante di cucina asiatica che in due anni ha conquistato il panorama della ristorazione milanese con una proposta vincentLa padrona di casa si chiama Giulia Liu, le sue radici cinesi si ritrovano nel menù insieme a una più ampia sperimentazione della cucina asiatica e internazionale interpretata dallo chef Keisule Koga, di origini giapponesi. Nei suoi piatti l’Oriente incontra tutto il mondo, grazie anche alle esperienze che dal Giappone l’hanno portato in Italia, a Budapest e a Bodrum. In cucina insieme a lui c’è Jun Giovannini, l’animo femminile della squadra. Tanti piccoli pezzi, tante suggestioni che grazie un preciso progetto gastronomico, sul piatto ritrovano equilibrio, eleganza e originalità. Come i frammenti di un puzzle che a prima vista sembrano estranei l’uno dall’altro, così i mille volti e le mille suggestioni del Gong si compongono nel piatto come il risultato di una lunga sperimentazione. Ciascuno con il proprio ruolo, ciascuno con un compito ben preciso, ognuno contribuisce alla creazione del piatto in maniera complementare. Dalla creazione delle salse, alla scelta degli ingredienti, alla cottura, all’impiattamento: ogni dettaglio è pensato in relazione a un risultato finale.

Non a caso, l’obiettivo della padrona di casa è proprio quello di garantire un’esperienza culinaria di alto livello, e lo fa attraverso la scelta di ingredienti di qualità, attraverso un servizio puntuale e minuzioso e grazie allo spirito di innovazione e sperimentazione che accomuna lei e il suo gruppo di lavoro.

L’atmosfera è di quelle che si fanno ricordare. Elegante, sì, ma soprattutto spettacolare, coinvolgente e caratterizzante. Per i gong in onice, innanzitutto, grandi e imponenti, il macro dettaglio che contraddistingue gli spazi, pensati dall’estro creativo degli architetti Nisi Magnoni e Davide Galletta. I soffitti altissimi, gli alti pilastri che ricordano quelli delle cattedrali gotiche, le immense vetrine, gli spazi aperti, le lampade rivestite in oro zecchino spazzolato, i tavoli in ottone e le decorazioni in oro che si rincorrono e si ritrovano sulle porte. Un eccesso che colpisce e stupisce, ma senza mai eccedere.

Proprio come le combinazioni nei piatti, curiose, eccentriche e mai scontate, ma sempre perfettamente equilibrate.







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