Massimo Costa ti fa scoprire tutti i segreti del Temporary

Il fenomeno “temporary”

Incontro Massimo Costa davanti ad un caffè nella zona più prestigiosa di Milano, Corso Venezia. Il tema “temporary” è molto caro alle aziende. Ci sono location meravigliose che oggi non sono più un sogno, si possono affittare per brevi periodi per poter vendere i propri prodotti con una immagine di alto livello. La definizione di temporary shop che il volume intende proporre è “spazio permanente a disposizione delle aziende che vogliono recitare sulla scena dello shopping”. Dunque non si parla di spazi vuoti da riempire ma di palcoscenici dove inscenare le rappresentazioni dei marchi e delle aziende e vendere al pubblico.

Lo sviluppo del fenomeno “temporary shop” si è intensificato negli ultimi anni fino a diventare, soprattutto nella città di Milano, una vera e propria realtà di mercato.

Massimo questo non è il tuo primo libro sull’argomento. Qual è stata la tua ultima idea?

“Infatti questo è il quarto libro che pubblico, il primo sull’agente di moda e gli altri tre sul tema del temporary shop. L’idea del libro attuale è di aggiornare l’analisi di un fenomeno, quello del temporary shop, in continua crescita ed evoluzione. Avendo la possibilità di monitorare lo sviluppo del fenomeno dall’osservatorio di Assotemporary, ho potuto elaborare dati ed informazioni privilegiati.

Come sono cambiate le richieste dei clienti nel tempo? Qual’e’ stata quella più strana che ti è capitata?

Le richieste dei clienti dei temporary store variano a seconda delle tipologie aziendali: da progetti di comunicazione a necessità di test di mercato fino alla pura necessità di vendere i propri prodotti. Forse la richiesta più strana è stata quella di Electrolux, che ha montato un temporary restaurant in cima ad un palazzo di fronte al Duomo.

E la domanda dei  clienti stranieri?

Certamente i  clienti stranieri sono in aumento, soprattutto durante le fiere del mobile e della moda; prevalgono gli europei, spagnoli e tedeschi.

I luoghi e il fatturato

Il temporary shop è in costante evoluzione e sta interessando luoghi come centri commerciali, stazioni ed aeroporti. Il fenomeno temporary shop, nato in Inghilterra agli albori del nuovo millennio, è arrivato in Italia nel 2005. Moda e design sono i settori più coinvolti, infatti circa il 60% delle iniziative di temporary shop li riguardano, ma la formula è interessante per tutti gli ambiti merceologici. Il fatturato del temporary shop è stato di circa 80 milioni nel 2016, comprensivo dell’indotto: arredi, catering, stampa. Si prevede un ulteriore aumento del 10% nel 2017.

www.assotemporary.it

Libro Massimo Costa

 




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