CARLO COLOMBO, LE INTERVISTE DI MFM

Carlo Colombo, architetto, arredatore, designer. In tutti e tre gli ambiti si è distinto per aver interpretato l’anima dei maggiori brand italiani, fino a vincere un bando per due grattacieli ad Abu Dhabi. Fra i suoi clienti annovera DePadova, Guzzini, Artemide, Flou, ma anche Levi’s, Antonio Lupi, Cappellini e, recentemente, Trussardi Casa.
 
Tomaso Trussardi ha dichiarato che con Carlo Colombo “più che una scelta è stata un’intesa”. Com’è andata?
 
Sì, è vero, ed è stato reciproco. Quando si comincia un un nuovo rapporto di collaborazione è importante avere un DNA comune: al mondo di professionisti bravi ce ne sono tantissimi. Bisogna sentire un’affinità umana, fondamentale per interpretare il brand, e poi certo, tradurla in un progetto convincente, come in questo caso, la capacità di interpretare al meglio la storicità della Trussardi nel mondo fashion, ribaltato nei complementi d’arredo. Ed è andata così bene che senz’altro questo rapporto s’intensificherà.
 
Qualche anticipazione?
 
No, non si può. Basti però dire che questo rapporto diventerà sempre più stretto con altre collaborazioni anche in futuro.
 
E quanto c’è di Carlo Colombo in Trussardi Casa?
 
C’è tanto. La ricerca dei dettagli e la ricerca formale, l’unicità di questa collezione che diventa milanese la sento molto. Dalle lampade ai divani, la seggiolina e la poltroncina, la “A-Round” ad esempio, che è diventata il simbolo della collezione, con questo gioco molto pulito e quest’ironia della seduta, è parte fondamentale della mia produzione.
 
Qual è il suo segreto?
 
Non posso dire qual è il mio segreto, ma posso dire a cosa m’ispiro.
Achille Castiglioni mi ha insegnato il concetto di memoria e di ironia. Memoria perché un prodotto dev’essere riconoscibile. Un oggetto per attrarre un cliente, per essere desiderabile, deve condividere un vissuto. Lo stesso discorso al contrario vale per l’ironia, un pizzico di leggerezza ci vuole. E poi bisogna, certo, interpretare tutto con dei segni che siano i tuoi.
 
Lei si è distinto per la sua versatilità nella realizzazione di elementi, dal design, all’arredamento d’interni, fino all’architettura, ma le è mai capitato di arenarsi?
 
No, mai. Anzi: Quando affronto nuovi progetti, impegnativi, sono gasatissimo.
E’ questo il bello, la magia del nostro lavoro: ogni giorno è una nuova sfida e la mia fortuna è proprio potermi cimentare in progetti tanto diversi fra loro.
 
Cosa vuol dire progettare un grattacielo che ospiterà migliaia di persone, come le torri di Abu Dhabi?
 
E’ una gioia, è bellissimo, non si può descrivere a parole. E’ il coronamento di un percorso. Ci arrivi dopo anni di lavoro, ma lo vedrai nel tempo. E’ un segno che rimane per sempre.
 
Che cos’è per lei il lusso?
 
Avere del tempo per me stesso, che purtroppo non ho.










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