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Manolo Blahnik, Arte da indossare

Nella suggestiva dimensione delle sale museali di Palazzo Morando a Milano, fino al 9 aprile è possibile ripercorrere i 45 anni di carriera di uno dei nomi più illustri della moda contemporanea: Manolo Blahnik“The art of shoes” è una retrospettiva composta da 212 modelli di scarpe e 80 disegni originali, per i fanatici di scarpe e non solo. Manolo è un artista creativo totale e si può comprendere meglio perché il New York Times lo ha definito “lo scultore delle scarpe”, crea seguendo diverse fonti di ispirazione: dall’arte all’architettura, dalla botanica alla geografia, fino  alla letteratura e al cinema. La sua mente è un’enorme fabbrica di idee, lui ama definirsi “un trasportatore di idee”, qualsiasi momento è buono per avere un lampo di genio e trarre ispirazione dal mondo che gli gira intorno.

Oltre alla genialità, dietro a una scarpa Blahnik c’è  molto studio. Ad esempio, per realizzare le calzature presenti nel film del 2006 di Sofia Coppola “Maria Antonietta” (con Kirsten Dunst), Manolo ha studiato attentamente la moda del Settecento, di cui è un grande  estimatore. Dalle ore trascorse sui libri, ne è uscita una collezione originale, stravagante e a dir poco sorprendente, che colpisce per i materiali utilizzati (sete pregiate) e le forme (meravigliose) e che fa sorgere qualche dubbio sulla data di nascita del designer: la capsule sembra sia stata creata da un francese vissuto proprio negli anni della regina Maria Antonietta, 1755 – 1793 (in realtà il designer è nato nel 1942 da madre spagnola e da padre ceco). Senza queste ricerche approfondite, molto probabilmente la storia del costume sarebbe stata privata di scarpe che sono in grado di interpretare aspetti e temi delle opere di pittori del calibro di Francisco Goya, Pablo Picasso ed Henri Matisse. 

Fra i pezzi in esposizione spiccano quelli ispirati alla natura (e forse alle sue origini: Manolo è cresciuto in una piantagione di banane di Santa Cruz de la Palma, nelle Isole Canarie) e ad altre culture (ad esempio quella degli  inuit e dei  samurai).  Manolo Blahnik. The art of shoes è un tripudio di arricciature, frange, riccioli, intrecci, nodi, laccetti, fibbie, nappe, ruches, bottoncini, schizzi cromatici, materiali sontuosi e tacchi nel maggior parte dei casi architettonici e alti (perché lui sostiene che se indossi i tacchi alti la tua vita cambia). Il tutto condito dall’ingrediente principe che è il tocco geniale e visionario dello stilista, la sua incredibile verve creativa e il suo senso dell’armonia e dell’equilibrio. In questo scenario culto della scarpa trionfa magistralmente. 

 




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