I creativi tatuatori italiani al Lisbon Tattoo Rock Fest

La diffusione della cultura del tatuaggio

Lisbona – Dal nostro corrispondente  a Lisbona Marco Manuel Marsili.  Dalla  fine degli anni sessanta e inizio anni settanta in poi, la cultura del tatuaggio ha conosciuto una progressiva diffusione, prima nelle sottoculture giovani hippy, nelle carceri e fra i motociclisti, e poi ha conquistato lentamente ogni strato sociale e ogni fascia d’età. Tra la fine degli anni novanta e i primi anni duemila, il tatuaggio ha avuto una diffusione via via crescente, spinto dai personaggi pubblici che ne hanno fatto mostra sul proprio corpo, e, da semplice fenomeno di costume, è divenuto una moda per “unisex”, per persone di tutte le età.

Oggi, il tatuaggio è definitivamente “sdoganato”:

non più segno distintivo di carcerati e donne di malaffare, ma segno distintivo di massa, accettato socialmente. L’affermazione dell’arte di decorare il corpo, è sancita dal successo di manifestazioni, nelle quali il pubblico ha la possibilità di incontrare 300 tatuatori provenienti da tutto i mondo, e di scegliere lo stile preferito per colorare la propria pelle. Alla recente edizione del Lisbon Tattoo Rock Fest, tenutasi all’Altice Arena, abbiamo incontrato alcuni artisti giunti dal Bel Paese.

I tatuatori italiani: Fabrizio Farese,

di Hardtimes Tattoo, 44 primavere, svolge l’attività di tatuatore da una dozzina di anni. “Ho cominciato a fare questo mestiere semplicemente per passione”, racconta. “Già 20 anni fa’ trascorrevo parecchio tempo nello studio del tatuatore, che mi ha trasmesso passione e basi per questo mestiere: passavo più tempo lì che nell’ufficio presso il quale lavoravo, il ché provocò lo scontato licenziamento”, ricorda divertito. “Da qui tutto è cominciato: la cosiddetta porta che si chiude, e il portone che si apre”, chiosa. Fabrizio non ha problemi a confrontarsi con qualsiasi stile, anche se le sue preferenze sono verso lo stile  giapponese e il bianco e nero.

Lisbon Tattoo Rock Fest

L’esperienza della partecipazione alla convention di Lisbona è stata positiva, anche se Fabrizio lamenta “qualche piccola mancanza nell’organizzazione, soprattutto per quanto riguarda le stampe necessarie per lavorare”. La sua preferenza resta comunque per le convention non troppo grandi, che risultano dispersive, e dove forse non tutti possono avere il proprio spazio per lavorare. Luca, che solitamente lavora nel suo studio di Torino, ha diviso lo stand all’Altice Arena con Luca di Menza, alias Dime, trentunenne artista di lungo corso, specializzato in blackwork.

Luca di Menza

Luca fa questo mestiere da una decina di anni, dopo l’apprendistato svolto in vari studi del Piemonte. Da un paio di anni lavora all’Hardtimes Tattoo, insieme a quelli che definisce i suoi ”talentuosi colleghi”, ognuno dei quali ha un suo stile, che va dal tradizionale classico, al giapponese di Fabrizio Farese, allo stile da illustrazione kawaii, al blackwork che, appunto, è lo stile preferito da Luca. Gli domandiamo il perché di questa scelta. “Mi permette di fare diversi soggetti di ogni genere, mantenendo sempre una struttura solida e duratura nel tempo”, ci spiega. “Tendenzialmente preferisco fare soggetti oscuri, ispirandomi molto alla cultura giapponese macabra, alla stregoneria, e all’horror, in generale”. Dime ammette che si tratta di una scelta ‘forte’: “E’ un gusto che non a tutti piace; per questo ho intenzione di viaggiare di più, e partecipare a convention, soprattutto all’estero”. La scelta di Lisbona si è rivelata felice: “mi sono trovato molto bene, e ho ottenuto un riscontro positivo da parte di tante persone che ho avuto il piacere di tatuare; è stato un vero piacere conoscere anche altri tatuatori provenienti da tutta Europa, e penso che tornerò per l’edizione 2020”.

Andrea Buda

La pattuglia piemontese è completata da Andrea Buda, in arte Andrea SLH Tattoo, acronimo di Satan Little Helper (come il cane dei Simpson, ma storpiato). “Fin da bambino ero un ribelle affascinato dal disegno, e manifestavo la ma propensione alla ‘forza’ combattendo le iniquità dell’Impero a colpi di matita e pennello”, esordisce, richiamandosi alla saga di Guerre Stellari. “Sono stato svezzato a musica, fumetti, film horror, sci-fi e trash, e, infine, sono approdato al mondo dei tatuaggi, nel quale ho trasposto tutto il mio retaggio culturale”, specifica. Con un diploma di perito informatico in tasca, Andrea non ha mai smesso di disegnare e, dopo svariati lavoretti, nel 2009 ha iniziato un nuovo percorso professionale presso uno studio di Torino, dove ha incrociato gli aghi di Emiliano “El Chivo”, che è divenuto il suo mentore. Da lì, Andrea ha iniziato a collaborare (“era il 2012”, ricorda con un velo di nostalgia) con uno studio in provincia di Cuneo, e ha iniziato a partecipare alle prime convention. Quattro anni dopo partecipa al corso triennale per illustratore presso la Scuola internazionale di comics, con cui ha successivamente collaborato come assistente-docente.

Veracruz Tattoo

Nel 2017 l’approdo al Veracruz Tattoo del capoluogo piemontese, dove collabora tutt’ora. Andrea da un giudizio assolutamente positivo della sua partecipazione alla Lisbon Tattoo Rock Fest: “é stata una delle migliori a cui ho partecipato: musiche e atmosfere erano oltre le mie aspettative, e i colleghi, oltre ad essere professionalmente capaci, sono stati tutti molto gentili e disponibili”. L’unico punto debole, a detta di Andrea, è costituito dalle strumentazioni (lettini, poggia braccio e stampanti), non disponibili per gli artisti provenienti dall’estero, che in altre convention vengono invece fornite dall’organizzazione. L’affluenza, in generale, è stata molto buona, e i concerti tenuti a latere della manifestazione, tra i quali l’esibizione dei redivivi Ugly Kid Joe, secondo l’artista torinese “hanno costituito un valore aggiunto”.

Samuele (in arte Black Art BCN)

La manifestazione, oltre ad un nutrito programma di concerti, ha ospitato anche un’area per il body piercing, e workshop pratici dedicati ai professionisti, oltre ad una zona all’aperto, dedicata agli amanti dello street food. La convention, la cui prima edizione si è tenuta nel 2005, è in costante crescita, e mira a tagliare il traguardo dei 10mila visitatori. La pattuglia tricolore al Lisbon Tattoo Rock Fest contava anche sulla presenza di Samuele (in arte Black Art BCN), che lavora prevalentemente nel suo studio di Barcellona, e Tex Willer, simpatico napoletano con la passione per l’eroe dei fumetti di Giovanni Bonelli, e un amore per i tatuaggi che lo ha portato alla recente decisione di lasciare l’esercito, per dedicarsi esclusivamente alla decorazione dei corpi, anche se, come lamenta “nella sola Roma, dove lavoro, si contano ormai migliaia di tatuatori”. L’appuntamento è per l’edizione 2020, con l’augurio che i nostri possano trionfare in una delle categorie per il miglior tatuaggio, quest’anno appannaggio dei colleghi portoghesi e brasiliani.

 




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