Colore e inquietudine: Parmeggiani a Venezia

E’ Venezia lo splendido teatro che ospita la mostra di uno dei pittori più amati da Peggy Guggenheim: Tancredi  Parmeggiani. Ed è il palazzo stesso di colei che è stata la sua mecenate a far da cornice all’inquieto artista morto suicida a soli 37 anni.
L’esibizione in corso, curata da Luca Massimo Barbero, invita a lasciar perdere ciò che sappiamo dell’autore e a concentrarsi sull’iconografia, sulla bellezza dei colori che si rincorrono, sulle linee, le macchie, i vortici e i piccoli soli che popolano le tele di Tancredi. Perdendosi nelle astrazioni e nell’inventiva formale senza considerare il percorso travagliato che Parmeggiani si trovò a vivere: da ventenne irrequieto che dipingeva autoritratti, a venticinquenne rapito dall’astrazione, a trentenne innamorato dello Spazialismo di Fontana.
Parmeggiani è stato un artista soggetto a continui innamoramenti: da Manzoni a Warhol, da Munch a Pollock. Unico, quest’ultimo insieme a lui, con cui Peggy Guggenheim strinse un contratto.
La retrospettiva, con oltre novanta opere, sancisce il grande ritorno a Venezia di Tancredi sessant’anni dopo la sua famosa esposizione del 1954 proprio a Palazzo Venier dei Leoni.

La mia arma contro l’atomica è un filo d’erba. Tancredi. Una retrospettiva.

12 novembre 2016 – 13 marzo 2017
www.guggenheim-venice.it/exhibitions/tancredi/tancredi.html







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